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Test per le intolleranze, tra falsi miti e verita’

fonte: freepik

L’informazione mediatica ormai raggiunge chiunque, specie se si hanno profili social o si seguono programmi di attualità.

Eppure, nonostante si sfatino continuamente falsi miti su argomenti come test per le intolleranze o presunte diete “miracolose” senza alcun fondamento scientifico ci sono ancora troppe persone che si aggrappano a credenze popolari nella speranza di trovare una causa ai loro problemi di salute.

Ad oggi, gli unici test per le intolleranze validati dalla comunità scientifica sono quelli per il glutine e per il lattosio. Il test per rilevare una cattiva digestione delle proteine del grano si effettua sul sangue ricercando anticorpi quali anti-transglutaminasi, anti-endomisio e anti-gliadina, e, in genere, ha una sensibilità superiore al 95% e una specificità maggiore del 98%. Altro metodo abbastanza frequente e affidabile è il test genetico su campione salivare, utile per valutare la predisposizione genetica (HLA-DQ2/DQ8), ideale più per escludere la malattia, ma non per confermarla.

Il test è consigliato se:

  • Sono presenti sintomi gastrointestinali cronici (crampi, diarrea, vomito);
  • c’è familiarità per celiachia (parenti di primo grado celiaci);
  • si soffre di anemia da carenza di ferro non spiegata;
  • sono presenti altre malattie autoimmuni (diabete tipo 1, tiroidite);
  • si hanno sintomi extra-intestinali sospetti (mal di testa cronici, astenia);
  • Vuoi uno screening preliminare prima di consultare il medico e prima di iniziare una dieta di esclusione senza avere una diagnosi certa.

E’ consigliabile, comunque, non astenersi al consumo di glutine prima di sottoporsi ai test di screening per non incorrere in falsi negativi.

Spesso, però, nonostante il test risulti negativo, mangiare cibi contenenti glutine può essere un problema per il paziente, specie se si è provato ad escluderlo per lunghi periodi constatando miglioramenti dello stato di salute generale. In questo caso, potresti essere sensibile al glutine senza essere celiaco, pertanto potresti ridurlo nelle quantità e frequenze di consumo senza essere costretto ad evitarlo. In questi casi, in cui spesso coesiste un deficit di enzimi digestivi, può essere utile utilizzare integratori di amilasi.

Se, invece, sospetti di essere intollerante al lattosio dovresti sapere che, come per l’intolleranza al glutine, i sintomi possono non comparire sempre immediatamente dopo l’ingestione di latticini che lo contengono. Infatti, a differenza delle allergie, le intolleranze non coinvolgono il sistema immunitario e possono manifestarsi fastidi anche ore dopo aver consumato un pasto contenente le molecole responsabili. Inoltre, l‘intolleranza al lattosio è dose dipendente e spesso, chi ne soffre, non si accorge di essere intollerante finché non consuma grandi quantità di cibi contenenti lattosio (o troppo frequentemente). Il test sul respiro che si effettua in laboratorio (H2-Breath test, gold standard per la diagnosi) dura 4 ore e diagnostica intolleranza solo se la quantità di ioni idrogeno prodotti dalla flora batterica intestinale supera i 20 ppm sin da subito (entro le due ore).

Se, invece, la curva comincia ad avere un picco tardivo (oltre i 120min) l’intolleranza è meno grave e possono essere ingerite piccole quantità di lattosio magari non troppo frequentemente. Nella letteratura scientifica emerge che se si vuole avere diagnosi certa e sicura occorre affiancare il test a ioni idrogeno a quello genetico o a quello agli ioni carbonio (C13-Breath test).

In tutti i casi di intolleranza (grave, moderata e lieve) è possibile, comunque, far ricorso ad integratori di lattasi che possono alleviare i sintomi se non evitarli del tutto, consentendo a chi ama i latticini di consumarli tranquillamente. Gli integratori contenenti enzimi specifici presenti in commercio sono tantissimi, ma, in genere, consentono una maggiore e rapida efficacia quelli che hanno più di 9000 UI di lattasi per compressa e vanno ingeriti poco prima di consumare pasti contenenti lattosio.

Infine, se la curva presenta un picco solo dopo che siano passate più di due ore si tratta quasi sempre di sovracrescita batterica o SIBO e, in questo caso, occorre correggere l’alimentazione e decidere di intraprendere una cura probiotica mirata.

In conclusione, essere intolleranti, non significa essere malati e, spesso i rimedi sono esclusivamente legati alla correzione delle abitudini alimentari. Se hai domande sull’argomento non esitare a ricorrere al parere di un medico o a quello di un nutrizionista che può guidarti nello scegliere l’alimentazione più giusta per te.

dr.ssa Annalisa Figurato