Cosa posso fare?
Che tuo figlio stia facendo lo svezzamento o si trovi nel pieno dell’adolescenza, ti sarà capitato almeno una volta di preoccuparti che non mangiasse abbastanza. Poiché una corretta alimentazione è indispensabile per assicurare la normale crescita dei propri figli, affidarsi agli esperti è strategia comune per garantire loro adeguati apporti nutrizionali o per affrontare difficoltà come il rifiuto o atteggiamenti selettivi verso il cibo. La neofobia, ossia il rifiuto verso qualcosa di nuovo, si distingue dalla selettività (che riguarda il 25% dei bambini in età prescolare) per l’essere una fase transitoria che ha un picco tra i 2 e i 6 anni. Entrambe possono caratterizzare quel momento della vita del bambino di manifestazione e costruzione della propria identità e distacco dalla madre. Il ‘no’, quindi, potrebbe essere persino interpretato come un segnale di crescita. Tuttavia, neofobia e selettività, se non affrontate adeguatamente, non è sempre scontato che scompaiano in età adulta. Se tuo figlio non mangia abbastanza non bisogna subito pensare ad un’intolleranza alimentare o ad un capriccio, ma vanno prima di tutto esclusi eventuali problemi fisiologici con il medico curante (difficoltà nella deglutizione, rallentato svuotamento gastrico, stipsi ostinata o difficoltà digestive, assunzione di farmaci). Una volta escluse le cause di salute, ci si può affidare ad un nutrizionista che ti aiuti anche a trovare idee su come proporgli piatti precedentemente rifiutati in maniera gustosa e persino attraente.
- 6 mesi- 3 anni
- Ascolta le sue esigenze: i bambini, attraverso atteggiamenti di rifiuto, esprimono anche i propri stati d’animo che non sono ancora in grado di spiegare a parole. Magari non è ancora il momento giusto.
- Dai il buon esempio, proponi lo stesso cibo che mangiate tutti: anche se non sembra, i bambini osservano tutto e la loro curiosità e fame di scoperta è sempre accesa. Se vedono che gli altri membri della famiglia mangiano cibi diversi, potrebbero rifiutare quello che state proponendo loro. Adattate la vostra alimentazione quotidiana alla loro soprattutto durante le prime fasi dello svezzamento.
- Evita di forzarli: un alimento potrebbe richiedere 10 tentativi (distribuiti nel tempo) e preparazioni diverse prima di essere accettato. Se tuo figlio rifiuta quello che gli proponi (trattenendo il cibo in bocca, sputandolo o girando il viso) i motivi potrebbero essere diversi (dolore ai denti, mal di pancia, bisogno di attenzioni). Una strategia potrebbe essere quella di dimostrarsi rilassati, sorridenti e pazienti quando offrite loro il pasto: i bambini sono spugne delle emozioni dei genitori. Un atteggiamento aggressivo, spazientato o frettoloso potrebbe disporli erratamente verso l’accoglienza di un alimento che associerebbe a sensazioni negative.
- No alla monotonia: Evita di sottoporre loro sempre le stesse cose. Comincia col proporre mini porzioni di più tipi di verdure nello stesso piatto; in questo modo saranno loro a scegliere quale assaggiare prima e provare più sapori contemporaneamente. Sperimenta consistenze diverse (passando gradualmente dal liquido al solido), l’utilizzo di formine e piatti colorati: meglio utilizzare tonalità rosse, gialle e blu rispetto a quelle verdi che sembrano non piacere alla maggior parte dei bambini. Prediligi preparazioni semplici provando ad attenuare il sapore di verdure più amare abbinandole semplicemente a quelle più dolci come zucca e carote.
- Non farti trasportare dalla paura dei divieti: salvo caso di allergie o intolleranze familiari per le quali potrebbero esserci sospetti di trasmissione genica, studi recenti dimostrano che non c’è ragione di preoccuparsi ad inserire determinati alimenti nella dieta dei bambini prima di quanto previsto dalle tabelle di svezzamento pediatrico. Anzi, introduzioni ritardate sembrano favorire lo sviluppo di atteggiamenti neofobici. Possiamo, per esempio, introdurre un cucchiaino di grana padano nella pastina già all’ottavo mese, nonostante le linee guida ci dicano di non farlo prima del dodicesimo, meglio se al posto del sale. Più fonti proteiche non fanno male al bambino, purché siano ben bilanciate.
- Lascia che il bambino tocchi il cibo, e, appena riesce ad impugnare il cucchiaino, fai che provi a mangiare da solo: proponendo più cibi diversi durante lo svezzamento hai già favorito lo sviluppo nel bambino aree sensoriali differenti, che gli consentiranno di acquisire tutta una serie di consapevolezze critiche per lo sviluppo di scelte alimentari future. Anche come stare a tavola, acquisire comportamenti corretti e un’adeguata postura si impara a quest’età, e, il compito dei genitori è quello di promuovere anche la loro spontaneità favorendo il contatto con i cibi. In questo modo sembrano accettare maggiormente i cibi nuovi, imparano a gestirne le combinazioni e le consistenze preferite.

- 6-10 anni
- Non parlare male dei pasti fuori casa o dei bambini in sovrappeso in loro presenza: bisogna incoraggiarli anche a consumare pasti fuori casa, specie in mensa scolastica, evitando di mostrarsi diffidenti o di criticarne la qualità in sua presenza, riccorrendo persino a certificati medici o a pasti da casa che rischiano di isolarlo dal contesto scolastico e fargli percepire la concezione di “diverso”. Con questi atteggiamenti, inoltre, si rischia persino di esacerbare la selettività verso determinati alimenti. L’elogio alla magrezza e la stigmatizzazione del grasso vanno evitati.
- parlare dei benefici di una corretta alimentazione: In questa fase, essendo i bambini più grandi ed in grado di esprimere con più consapevolezza i propri bisogni, può essere d’aiuto persuaderli a mangiare cose diverse iniziando a parlare loro dei benefici che possono apportare determinati cibi sfruttando i vantaggi dello story telling per stimolare la loro immaginazione. Un consiglio utile, ad esempio, potrebbe essere quello di raccontare come braccio di ferro abbia sviluppato la sua forza mangiando spinaci. Non bisogna però esagerare e cadere nell’errore di annoiarli.
- Dai il buon esempio: anche in questa fase il comportamento dei genitori (ma anche degli insegnanti) è essenziale per accettare come “buoni” determinati alimenti.
- Favorisci la varietà di prodotti alimentari: avere un piccolo orto domestico da coltivare, per esempio, può essere d’aiuto: conoscere l’origine degli alimenti e la loro stagionalità li incuriosirà ad assaggiarli e a provare meno timore.
- Coinvolgili nella preparazione: prova ad inserire le verdure nell’impasto della pasta fresca o ad imbottirle con carne o pesce affinché siano protagoniste dei piatti e non solo semplici contorni che possono essere concepiti come “facoltativi”. Un’altra idea può essere quella di includerle in tortini con uova o ricotta (cavoli, broccoli, spinaci e scarole si prestano benissimo) o di inserirle all’interno di pizze o polpette.
- Non utilizzare il cibo come premio o punizione: potrebbe innescare loro l’avvio di rapporti errati col cibo e fomenteresti atteggiamenti capricciosi.
- 14-17 anni
- Sperimenta consistenze diverse: spesso a quest’età i ragazzi non mangiano abbastanza verdure, soprattutto, perché abituati ai cosiddetti cibi “esca” ossia cereali croccanti, patatine, merendine. Con il loro mix di ingredienti volutamente inseriti e scelti dalle industrie producono tutta una serie di effetti piacevoli nel cervello che inducono dipendenza. Propina loro verdure croccanti piuttosto che bollite potrebbe indurli ad assaggiarle ed apprezzarle.
- Prova preparazioni elaborate: che siano torte salate, dolci fatti in casa, yogurt o frullati, verdure e frutta, sia fresca che secca, sono fonti di ferro e calcio indispensabili per sostenere il picco di formazione della massa ossea, prevenire l’insorgenza di osteoporosi precoce in età adulta e favorire le corrette funzioni del sistema immunitario.
- Evita divieti: se i ragazzi manifestano una maggiore propensione verso i cibi da fast food, riproducile in casa puntando sulla qualità della materia prima, evitando di assecondarli nelle cattive abitudini o imponendo loro regole che rischiano di essere rigettate a priori.
- Evita la stigmatizzazione del grasso e l’elogio alla magrezza: quest’età è particolarmente critica per gli adolescenti e l’omologazione sociale o la tendenza a seguire mode estreme, specie in tema di diete del momento, anche pericolosamente drastiche, è diffusa tra ragazzi. Un tuo atteggiamento o pensiero può incidere parecchio sulle loro scelte.
- Ascolta le sue esigenze: a quest’età potrebbe desiderare di diventare vegetariano o di fare più attenzione a ciò che mangia. Il suo rifiuto potrebbe essere semplicemente una scelta salutistica. Aiutalo a scegliere un percorso consapevole attraverso il ricorso ad un professionista della nutrizione.

RICETTA POLPETTA DI CAROTE E MERLUZZO CROCCANTE (x 2 bambini): 400g di merluzzo sfilettato, 100g di carote, 1 cucchiaio di grana padano, polenta q.b., olio extravergine per friggere, 30g di granella di nocciole o pistacchio (facoltativo). Lessare il merluzzo con le carote poi raffreddare e impastare insieme al grana. Impanare con la polenta e la granella e friggere in abbondante olio extravergine caldo o in friggitrice ad aria o in forno.


